Il secolo trascorso merita certo un posto nella storia delle medicina, per le
conoscenze acquisite in campo fisiopatologico, con il concorso delle routinarie indagini, ad esempio della immunoelettroforesi proteica e urinaria.
Peraltro, tali conoscenze sono come state superate non solo intrinsecamente, ma anche per le nuove realtà diagnostico - terapeutiche, in verità solo estrinsecazione moderna, seppure molto più precisa, dei vecchi concetti ippocratei.
Il fulcro di esse risiede non solo nell'anatomia e nella fisiopatologia come macroscopica - date le avanzatissime conoscenze - degli organi cranici ed addominali e dei circuiti sanguigni, linfatici e nervosi che li permeano e raggiungono, ma, evento davvero centrale, nella conoscenza della complessa fisiopatologia del sistema linfatico, che, pur individuabile nei suoi costituenti maggiori, sembra come affondare le sue radici nell'intestino, donde parte il cosiddetto Sistema Linfatico Associato alle Mucose.
Le condizioni ambientali esterne (quali cibi scadenti per quantità o qualità), e, in modo teoricamente solo indiretto, qualcheduna interna (ansia, ad esempio), riescono,
se lasciate a se stesse, a indurre, con ingravescenza sempre più
accentuata se non corretta, la saturazione dello stesso Sistema
Linfatico globalmente inteso, un pò lo spazzino dell'organismo, insieme ai reni e al processo di digestione alimentare, tutti sistemi tra loro interconnessi e come sincronicamente, sebbene con i loro "tempi", funzionanti.
Come da quel verticistico momento, l'organismo va come in tilt: saltano
tutti i processi interghiandolari ed il sangue, alla fin fine,
raccoglie un insieme di "tossine", definiamole così, che vanno, con
gradualità più o meno accentuata, a far degenerare gli organi, sia singolarmente parlando che riguardo alla loro interconnessione.
Naturalmente, ad un certo punto, anche la scatola di comando cerebrale
non riesce a gestire tali processi, e quindi si può giungere non solo ad
una evidente manifestazione clinica di tal procedere, con sintomi e segni sempre più chiari, ma ad un globale processo degenerativo, a caduta più o meno ripida, ad un certo momento.
Compito del medico è intervenire non solo informando le persone che a lui si rivolgono sul rapporto tra alimentazione e patologie, nonchè cercando di demodulare psicologicamente eventuali tematiche
(rivelate dal paziente) legate alle situazioni familiari e lavorative,
ma, ove tali stesse patologie possano rivelarsi più o meno avanzate, tentare
di riaggiustare le cortocircuitazioni individuate nei sistemi suddetti
con farmaci il più vicino possibile, sebbene nella loro naturale
integrazione, al multicomplesso molecolare delle piante, che
ancora oggi si rivelano, agli occhi dei ricercatori, di difficile
interpretazione scientifica, seppur esse stesse siano state raggruppate
in famiglie ben precise.